venerdì 26 aprile 2013

Il Ballo


Ehilààà!!! Come vi procede il tutto? In questo periodo dovrò studiare... come sempre... però spero di riuscire a postare qualcosina ogni tanto... voi no? ad ogni modo... ecco il tanto atteso post... Mwahahahahahaahahahahahahah!!!!!!!!!!!!!!
Ah, dimenticavo, nella lettura vi imbatterete in frasi in giapponese... non vi spaventate sono solo le frasi di una canzone, il verde lo canta Nay, il Blu lo canta Castor e il rosso lo cantano insieme.
La canzone in particolare è 'Tsugai Kogarashi', cantata in origine dai vocaloid, è una delle canzoni che in genere mi piace da impazzire... e poi era perfetta... in realtà ce ne sarebbe stata un'altra ma... vabbè questa è un'altra storia... ASCOLTATELA e fatemi sapere mi raccomando.
Buona lettuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuraaaaaaaaaaaaaa!!!!

“C’hai messo una vita sorellina… Mina Mino era già lì che saltellava dalla gioia…”
“Colpa di Uno… mi ha trattenuta con un problema da risolvere assolutamente…”
“Nay’ar cara… per caso il problema da sistemare si chiama Keichi Herd?”
“Ehi! Come fai a saperlo?”
“Cara… da quanto ti conosco?”
“Da tanto e con ciò?”
“So cosa ti passa per la testa… fidati di me… Tomoyo sa tutto e poi… quello non è Herd con un tuo vestito addosso?” cavolo… mi aveva sgamata prima del previsto… dopotutto… Tommy controllava il tempo… avrei dovuto immaginarlo…
“E’ stato…” per fortuna il passaggio del rettore interruppe la mia figuraccia.
“Uh uh! Ragazzi miei, è tutto a posto vero?”
“Sì signore” gli risposi “il palco è pronto, il suo leggio è sistemato il microfono è online e l’orchestra è già al proprio posto in attesa della sua entrata.”
“Molto bene figlioli, tra le altre cose… uhuh! Siete… come dire… abbaglianti… complimenti.” Arrossii… dopo tutto ero stata io a fare quei vestiti…
“Grazie signore.”
“Signore?” disse Shaoran chiudendo lo spiraglio di sipario da cui aveva sbirciato
“Sì Li?”
“Penso proprio che siano arrivati tutti”
“Li ha ragione Rettore, ci sono proprio tutti” si intromise Uno.
“Uhuh! Allora meglio che vada sul palco… uhuh! Preparatevi uhuh!”
I professori delle discipline Maggiori (alias Mino, Ten, Ghenzy e Tekku) salirono sul palco e si disposero ai propri posti.
Calò immediatamente il silenzio.
Noi, dietro le tende del sipario che nascondeva l’orchestra, stavamo tremando di nervosismo ed eccitazione.
Non era la prima volta che un nostro evento prendeva vita, ma questo era un evento memorabile e la tensione si  faceva sentire tutta… nel momento sbagliato.
“Uno, tutto come da programma con le luci vero?”
“Certo Nay. Come sempre”
“Bene. Signor Rettore, al mio cenno salga sul palco. Ten-sensei la presenterà, partirà il violino che ci farà sentire un po’ di virtuosismo per circa 10 secondi e poi lei salirà. Tutto chiaro?”
“Uhuh! Certo mia cara. Più chiaro di così. Allora aspetto il tuo cenno.”
“Grazie signore. Tomoyo voi andate pure a prendere posto in pista. Da qui in poi voi dovete solo divertirvi.” Dissi loro sorridendo, ma il Rettore li fermò:
“Aspettate miei cari, è meglio se restate qua per un po’, capirete poi il perché uhuh!”
“Va bene signore. Resteremo qui.” Disse Tomoyo perplessa
Ten-sensei si avvicinò al microfono un po’ a disagio nel suo completo rosso… sebbene quel taglio l’avessi già visto da qualche parte… picchiettò un paio di volte sul microfono e poi prese a parlare schiarendosi la voce:
“Ehm, salve ragazzi. Benvenuti a questo straordinario evento auto organizzato. È straordinario proprio perché è auto organizzato. Ma ci sarà tempo per parlare di questo, credo… comunque: l’importante è divertirsi. Tutti. Quindi mi raccomando non facciamo scherzi di cattivo gusto con le bevande e il cibo, zuffe, e tutte queste altre raccomandazioni che non vi dirò perché sono più che impresse nella vostra memoria. Detto ciò, non si può certamente cominciare un evento del genere senza un adeguato discorso di apertura. Ed è quindi con grande piacere che vi lascio nelle mani, o meglio voce,  del Rettore!” seguì uno scroscio di applausi e feci cenno al violinista che cominciò col suo virtuosismo. Quando stava per toccare le note finali feci cenno al Rettore che con un sorriso divertito salì sul palco e si diresse al microfono. Posò i fogli del discorso sul leggio, poi guardò l’oceano di persone in attesa, sorrise e cominciò a leggere:
“In questa stagione in cui cadono i petali di ciliegio ci prepariamo… ah no, scusate… questo è il discorso dei laureandi… uhuh!” ci fu una risata generale, mi coprii il viso con la mano e risi mio malgrado.
“Bene, uhuh! Ora che la tensione si è allentata possiamo parlare.” Il rettore era sempre un genio, qualunque cosa facesse…
“Uhuh! Bene figlioli, ora penso che si possa fare un discorso sensato. Sapete tutti perché siete qui: uhuh! Questo è un ballo di benvenuto! Uhuh organizzato, come ben sapete, da vostri colleghi! Eccoli qua, accogliamoli sul palco!! Tsubasa, Li, Kagurazawa, Keber, Lent, e gli altri chiaramente uhuh!” ci sentimmo tutti obbligati a salire sul palco e io chiesi a Uno l’ologramma dell’uniforme.
Ci sistemammo intorno al rettore. Tutti e dieci facevamo la nostra figura…
“Non vi sembrano bravi? Hanno fatto tutto da soli, senza aiuto esterno, è grazie a loro che l’orchestra è ad un livello alto questa sera ed è sempre grazie a loro che tutto quello che vedete qui è stato messo in piedi. Non è stato lavoro facile uhuh! No davvero. Quindi applausi, applausi!” seguì uno scroscio di applausi a cui tutti, o quasi, rispondemmo con un inchino imbarazzato. L’unico che sembrava perfettamente a suo agio era Zatch-sempai che salutava apertamente il pubblico e sembrava felice della cosa. Shaoran era viola, Paffir si torceva le mani, Liberty guardava fisso a terra, Tomoyo giocherellava nervosamente con una ciocca di capelli e io, le guance in fiamme, lottavo contro la coda per non farla comparire, i sempai per lo più si mostravano imbarazzati in misura assai minore.
“Uhuh! Chiaramente parteciperanno anche loro perciò sentitevi liberi di parlare con loro e di chiedere tutto quello che volete.”
Qualcosa mi disse di alzare lo sguardo e, quando lo feci, gli occhi si posarono direttamente su una macchia in ombra. Da quella macchia in ombra però i miei occhi non fecero per nulla fatica a distinguere la familiare forma del vestito. Keichi mi stava fissando, appoggiato ad un muro un po’ in disparte, con le braccia incrociate e uno strano luccichio negli occhi, quegli così verdi… così…
‘Nay’ar, cara, qualcosa non va?’ Tomoyo si era accorta che qualcosa non andava in me
‘Tutto a posto grazie… perché?’
‘Nay, lo stai fissando… ’
‘Non è vero! Non lo sto fissando… è lui che fissa me…’ distolse lo sguardo, con… disappunto?
“Uhuh! Miei cari penso di aver parlato abbastanza, vedo che siete belli carichi! Uhuh! Allora esco di scena e vi auguro una buona serata!”
Scendemmo dal palco mentre chiedevo a Tomoyo “Oddio… quanto mi sono persa?”
“Solo gli ultimi 20 minuti di discorso… niente di estremamente importante… ma si può sapere che ti è preso? Fissarlo a quel modo… ma non lo odiavi? Perdonami ma non capisco…”
“Non lo so… è come quando gli ho detto di mio padre, Tommy tu sai che non spiffererei mai di Hareven ai 4 venti… non so perché l’ho fatto”le risposi incerta.
“Ci risiamo… ne parliamo domani ok? Ora abbiamo da fare non credi?” mi riscossi quasi subito
“Cavolo è vero! Uno le luci?”
“Spente”
“Professori, se volete prendere il vostro partner e dirigervi al posto designato, vi sarei molto grata”
“Ma certo mia piccola Tsu!” mi rispose Ten-sensei porgendo a Liberty un braccio e trotterellando verso il pubblico divertito.
“Grazie della disponibilità. Ora: Sha con Tekku-sensei, Paffir con Ghenzi-sensei e Tommy con Mino-Sensei, io vado là sopra, quando Uno mi darà il segnale, il sempai farà partire la musica, le luci si accenderanno su di voi e dal primo passo tutto come da programma. Prendete posizione… stasera ci mette in mostra. Fategli vedere come si fa.”
Tutti uscirono e si misero ai loro posti, era stato un incubo insegnare a Wu Ten e Mina Mino a ballare quei pochi passi in modo da far fare loro il primo ballo con noi studenti.
“Nay’ar! Allora, siamo pronti?” mi chiese Castor che aveva seguito il discorso dalla folla di studenti
“Tutto a posto possiamo andare.”
Mi sorrise e mi fece cenno di precederlo
Prendemmo posto davanti ai microfoni, e disattivai l’ologramma.
“Socia, sei splendida stasera” mi disse Castor facendomi l’occhiolino,
“Grazie, socio, anche tu non sei male!” gli risposi sorridendo.
Nell’orecchio sentii un ‘bip’, il segnale di Uno, quasi contemporaneamente Zatch-sempai fece cenno all’orchestra, che cominciò a suonare “Tsugai Kogarashi” una canzone dallo spiccato ritmo orientale, un duetto dolce nella sua semplicità.
Avrebbero dovuto fare poche semplici figure ma dall’effetto scenico incredibile… o almeno così speravo.
Durante la breve intro (noi al buio fino al momento stabilito) Uno accese i riflettori sulle coppie interessate perfettamente a tempo e a intermittenza fino alla fine della parte.
Poco dopo intonai la prima nota.
Tutti si girarono verso i punti luminosi e videro molto bene i professori vestiti in abiti formali che erano accoppiati ai miei amici in divisa e per di più posizionati di spalle… sui loro volti vedevo lo stupore, questo mi divertiva.
‘kawaiiita kogarashi soyo soyo to’.
Mentre le donne facevano un passo verso il partner, questo lentamente si voltava.
‘kawaiiita konoha wa hira hira to’.
Si ritrovano l’uno di fronte all’altro, lei fa qualche passo timido verso di lui, si guardano chinano la testa, a mo di saluto.
Da qui in poi sono figure per lo più di braccia, l’uno è l’ombra dell’altra e viceversa in modo da non far capire mai chi sia la vera ombra, ecco, un giro su se stessi, un’inseguirsi giocoso (dopotutto la canzone parlava di due venti).
Si fermano, si guardano, accennano un inchino.
‘ari mo sezu’.
I partner si separano, i professori arretrano mentre i loro vestiti diventavano le mise di sempre, quelle da professori (i miracoli di Uno erano sempre i migliori).
Ora arrivava la mia parte preferita: la strumentale.
Era a ritmo più sostenuto, i ballerini rimasti (ovvero Shaoran & co) si scambiavano a questo punto i posti, in un frenetico ma raffinato volteggiare, nella spasmodica ricerca del proprio partner.
O almeno, questo era il piano… frenetico lo era di sicuro…ma nel complesso… non male.
Si ritrovarono appena in tempo. Ricominciammo a cantare, le uniformi scomparvero per lasciare posto ai veri abiti… uno spettacolo inaudito.
‘kawaiiitakonohawahirahirato’.
Lui fa due passi, porta le braccia in alto e le fa scendere descrivendo nell’aria una sorta di DNA (era stato l’unico modo per farlo capire ad uno Shaoran in crisi perché trovava il tutto molto imbarazzante. Se si fosse visto ora… forse avrebbe cambiato idea… era quasi… si, si poteva definire ‘figo’).
‘kawaiiitakogarashisoyosoyoto’.
Lei porta una mano ad altezza fronte, fa un giro su se stessa e se la riporta al fianco facendola fluttuare come una foglia mossa dal vento.
E poi una nuova coreografia: non più una semplice emulazione, non più il gioco delle ombre ma, figure partecipative, spesso indipendenti per i due partner (ad esempio una figura in cui lui fingeva di brandire una spada e di eseguire semplici mosse con essa, mentre lei gli danzava intorno), una specie di compenetrazione di luce e ombra… erano davvero belli visti dal palco.
E ci avvicinavamo al finale glorioso. I due giravano in cerchio, le figure descritte erano speculari l’una all’altra. Di una dolcezza disarmante.
‘kosure sazameku konoha to tomo ni’
Lei ondeggia le braccia ai suoi fianchi come il vento e tende una mano verso di lui.
‘kakeru ichijin no kaze to tomo ni’
Lui fa un passo incerto, gira su se stesso e allunga una mano verso di lei.
‘todomaru koto naku hitahashiru/kawaita uta to tsugai-kogarashi’
Girano in cerchio, come a rincorrersi, imitando il rincorrersi dei venti.
Ed ecco finalmente la parte migliore: la strumentale finale.
Due lenti passi per avvicinarsi, ancora un cerchio e allungo di mano che sfiora soltanto quella del partner. Lei si volta ed entrambi guardano in un luogo sconosciuto (o conosciuto… era chiaramente dove sapevano che ci sarebbero state le telecamere di Uno… li avevo istruiti così bene uhuh!).
Solo quando anche l’ultima nota esalò l’ultimo respiro, si accesero le luci sul palco e la piazza prese a brillare di luce propria.
Lo scroscio di applausi, i fischi, gli ululati di congratulazioni erano assordanti.
Un inizio con i fiocchi!
La serata non poteva che evolvere in meglio.

Eccoci! fine prima parte si potrebbe dire.... sconvolgimenti, scene disarmanti e molto altro nella prossima puntata di Nay'ar Chronicle: "Quando accade l'impossibile"!.... NON PERDETELO!!! Al prossimo post!! Ciaaaaaaaaaaaaoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

sabato 16 marzo 2013

OUVERTURE

Ehilàààààà!!!!! Ciao a tutti... è tipo una vita che non ci si sente... legge... vabbè...
E' vero sono stata molto impegnata, molti progetti da portare avanti, pochi effettivamente portati a termine... insomma è un periodo un po' così... ma bando alle ciancie... il nuovissimo post di Nay'ar Chronicle è disponibile!!! Giubilio! Felicità! straordinaria contentezza ^o^!!!!! Eccovi Overture...


Il grande giorno era arrivato: i vestiti erano finiti, io non dovevo partecipare al ballo perché ero sul palco e il playboy da strapazzo non si era più fatto vivo.
Insomma era stata una settimana fantastica.
Fantastica, ma non necessariamente priva di imprevisti.
“Nay’ar dove hai messo questo?”
“Dove la metto la scala?”
Tutta la settimana era stata un turbinio confuso di persone, luoghi, pianificazioni, squilli e messaggi.
Fortunatamente però tutti gli imprevisti e tutti i problemi erano risolvibili in poco tempo e ora, con solo 2 ore a dividerci dal discorso d’apertura, dovevamo soltanto cambiarci, raggiungere le nostre postazioni e dare il via all’evento dell’anno.
Il nervosismo dilagava ma più di tutto mi insospettiva l’improvvisa scomparsa di Herd. Mi aveva assillata per 2 mesi, mi sembrava strano che di punto in bianco avesse deciso finalmente di afferrare l’antifona.
“Non ti crucciare sorellina, vedrai che si sarà solo stancato di te, come è normale che sia…”
“Come è normale ch… Ma come ti permetti! Esci subito da quel camerino, Shaoran Li!”
“Che? No, scusa! Mi è uscita male! No, davvero! No, Nay’ar! Ahia! No, Mi fai male! Non mi pungere con gli aghi magici! Nay’ar scusa! Intendevo solo…” cercò di rattoppare lui.
“Si? Li-san?” gli dissi risentita facendo un passo indietro mentre usciva dal camerino.
“Noooo, non usare il ‘san’! Il ‘san’ non mi piace! Significa che sono nei guai!”
“In guai grossi, ragazzo. Apri le braccia” gli dissi cominciando a sistemargli il vestito bianco.
“Ma io intendevo solo che, per uno come lui, è normale stancarsi delle ragazze dopo poco. Non ti offendere sorellina… dai… mi è solo uscita male! Lo sai che non sono bravo con le parole!”
Sapevo che non era bravo con le parole, quindi mi girai, frugai un attimo nella mia valigetta e senza guardare gli lanciai un bolos; chiusi la valigetta e mi spostai davanti ad un altro camerino dicendogli bruscamente: “Vedi di mettertelo bene e DA SOLO. Se lo trovo messo male… peggio per te, Li-san”
“Aye aye, ma’am” mi rispose un po’ affranto.
Sorrisi e riaprii la valigetta:
“Tommy, Libby ci siete? Siete pronte?”
“Solo un secondo, non capisco dove… aah, ecco… ok! Ci sono” mi rispose Tomoyo un po’ in difficoltà
“Forza, forza! Il ballo non aspetta nessuno!!” dissi loro divertita.
“Nay’ar… sei sicura che questo vestito vada bene per me? È così bello e raffinato… non credo che…”
“Ma che dici, Libby! Ti starà d’incanto! Sei bionda e dalla pelle rosa, quindi il celeste ti starà benissimo, fidati di me”
“Se lo dici tu…”
“Bene, ora… fuori dal camerino, Tommy!”. Tomoyo uscì dal camerino nel suo vestito bianco sporco. Il contrasto con la sua pelle cinerina lo rendeva ancora più bianco, facendolo risaltare. Le sistemai bene ogni piega della gonna, che le arrivava poco sopra il ginocchio, e le applicai una rosa, che avevo realizzato con degli scarti di tessuto bianco, sul fianco sinistro, il lato opposto alla spalla del vestito. Dalla rosa feci poi partire dei nastrini che tagliai poco sotto l’orlo. Le indicai la valigetta con gli accessori e passai a Liberty.
Liberty fu un capolavoro.
Uscì nel suo lungo abito celeste, semplice, leggero: gonna svasata lunga fino a terra, niente spalline, la parte del corpetto si annodava al collo; lo scollo della schiena, infine, arrivava fin sotto le scapole. Avevo calcolato una lunghezza non volgare ma neanche da suora… Caspita! Libby se lo poteva permettere eccome!!
Le sistemai il fiocco dietro la testa e stirai qualche piega nella gonna.
“ Cavolo, Libby!… sei… WOA!…”
“Grazie… Shaoran” gli dissi sarcastica indicando anche a Libby la valigetta “Ah, Shaoran?”
“Sì, sorellina?”
“Azzardati a stropicciare anche solo in modo infimo quel vestito e ti strappo i cordoni neurali uno per uno. E’ chiaro? Te lo ripeto in modo che tu possa capire: non fare scatti, piegamenti assurdi, pose indicibili, non strisciare, non cadere o tuffarti e soprattutto: NON LO SPORCARE DI CIBO! Mi sono spiegata?”
“Aye, ma’am.”
In quel momento uscì Paffir dal camerino: “Senti Nay’ar, questa specie di fazzoletto come si mette? E poi…”
“Ah, aspetta, Libby puoi dargli una mano con la cravatta? Sì, Paffir… quella è una cravatta”.
“Ah, grazie Liber…” sentii solo un rumore sordo, come di sacco di patate che cade a terra.
“KYAAH!! Paffir! Alzati! Svegliati!” ci girammo per trovarci davanti la fantastica scena di un Paffir svenuto (era sangue quello che usciva dal naso?) e di Libby in preda al panico. Mi rivolsi a Shaoran: era ancora in tensione, ma non era partito per prendere Paffir… perché?
“Sha! Maledizione, perché diavolo non l’hai preso? E se si fosse fatto male davvero?”
“Ma sei tu che mi hai detto di non fare scatti, movimenti inconsulti eccetera! Non può sempre essere colpa mia! Non ti va bene mai niente!” e si girò indignato.
Andai verso il povero svenuto, curai la sua epistassi e gli misi un impacco freddo in fronte. Si riprese poco dopo. Era un po’ confuso ma riuscimmo ad evitare che svenisse una seconda volta: divenne solo mooooolto rosso e lasciammo i piccioncini a farsi complimenti impacciati.
“Bene, io vado a cambiarmi, voi andate a prendere posto… Uno, potresti fargli l’ologramma delle uniformi fino all’apertura? Non voglio che li vedano prima dell’inizio…”
“Ma certo, Nay! Detto fatto!” lo ringraziai e entrai nel mio camerino.
“Uno, come siamo messi a preparativi?”
“99.8%”
“COOOOOSAAAA?! Che ci fa quello 0.2% in meno?”
“Cara, ti stai cambiando, non sei mica pronta…” mi disse divertito (per quanto un computer potesse divertirsi…). Feci un sospiro di sollievo.
“Il resto è tutto a posto?”
“Si, stai tranquilla. Ti agiti troppo… Solo perché se va male qualcosa dovete considerarvi espulsi… Che vuoi che sia…”
“Ti ignorerò, Uno. Ora imparerai cosa vuol dire essere ignorati.”
“So cosa significa… ma non riuscirai a ignorarmi e sai perché?”
“…” continuai a cambiarmi.
“Keichi Herd. Sembra un cane bastonato. Da quando il suo amico è tornato alla loro università, e a parer mio ha fatto bene, è molto giù di corda. Non ha più ragazze intorno, non ha una ragazza per il ballo e, soprattutto, è vestito in modo molto sciatto… non lo apprezzeresti… e se rovinasse il ballo? Non credo che il Rettore ne sarebbe felice, non credi?”
“Uno, so cosa stai cercando di fare. Non gli farò un vestito! Non c’è tempo e soprattutto non ne ho l’intenzione.”
“Ah! Visto che non mi ignoravi?”.
Uscii dal camerino e mi sistemai l’abito: non era un abito da sera e non doveva esserlo. Era un semplice corpetto nero senza maniche e a collo alto che si allacciava a intreccio lungo tutto il lato destro. Sul braccio sinistro avevo un bracciale di cuoio bianco, anch’esso allacciato a incrocio. Per la parte inferiore avevo degli shorts neri e, alla vita, un mantello lungo fino alla caviglia che, bianco all’origine, si scuriva sempre di più, diventando nero alla fine. All’altezza del cuore risplendeva lo stemma della mia famiglia, ricamato in filo argentato. Esattamente come risaltavano gli stemmi delle famiglie di Shaoran, Tomoyo, Liberty e Paffir sui rispettivi vestiti. Mi stavo sistemando i capelli quando realizzai cosa mi aveva detto Uno…
“Non stavi parlando del modello base, vero? Uno… non è guardabile! È un modello base senza alcuna cosa particolare! Non ha senso farlo indossare a qualcuno… e poi non sarà nemmeno della sua misura e mancano 20 minuti all’inizio, e cambiare la taglia… no! Uno, semplicemente no.”
“E dai Nay… non ti fa pena? Guardalo… sembra uno straccione! E poi i dati biometrici indicano che è della taglia giusta… e non è vero che è inguardabile!”. Soppesai pro e contro…
“Uno, ti odio” dissi correndo fuori dal laboratorio.
“No, non è vero… vicino ai dormitori, mi raccomando!” finì lui creandomi la tuta olografica.
Arrivai praticamente subito e lo trovai a vagare rasente la parete, gli occhi un po’ spenti.
“Herd-san… che ci fai qui?”
“Ehi, piccola, ti mancavo?”
“Non hai risposto… che ci fai qui? Dovresti essere già dalle parti della fontana, con la tua compagna e un vestito decente…”
“Non ha senso andare al ballo”
“Ma che diavolo stai dicendo… non puoi non andare! È obbligatorio! Dov’è la tua compagna?”
“A te che importa?”
“A me importa perché se TU non vai al ballo, IO vengo espulsa. E vedi di vestirti decentemente, non è da te.”
“Che importa vestirmi decentemente, o andare al ballo, se la ragazza con cui ci voglio andare si rifiuta di dirmi di sì?” Che voce triste…
“Non mi interessa quello che pensi tu… mi serve un mezzo miracolo per renderti presentabile nei 10 minuti che ci separano dal discorso d’apertura, quindi vieni con me.” Mi avviai verso la sala del club di cucito dove avevo lasciato il modello base.
Lui non mi seguiva.
“Herd-san! Muoviti!”
“No. Non ha senso ”
“Certo che ha senso! Dai!”
“No”
“Forse non hai capito bene: non mi interessa quello che vuoi tu. Non mi scuserò per aver rifiutato di andare al ballo con te. E non mi scuserò per quello che sto per fare ora”. Lo presi per un braccio e lo trascinai fino all’aula.
“Lasciami stare! Andrò al ballo ok? Se è così importante per te lo farò. Non è necessario vestirsi bene però, no? Dopotutto non c’è nessuno per cui valga la pena mettersi in ghingheri. Tu non lo noteresti.”
“Entra, e lascia che casti un po’ di magia.” Gli dissi secca spingendolo dentro “fortunatamente è della tua taglia.”
Lo obbligai a cambiarsi e lo sistemai. Tutto sommato gli stava bene: un classico completo blu oltremare con rifiniture bianche. Gli diedi una spazzolata e ricamai alla svelta una ‘H’ bianca sul taschino.
“Ora devi darti una mossa. Vai alla fontana. Mancano 2 minuti.”
“E tu non ti cambi?” disse lui con un po’ di gratitudine nella voce.
“Non ti preoccupare” dissi “io sono già pronta”. E me ne andai mentre Uno disattivava l’ologramma della tuta.
Raggiunsi il palco giusto in tempo per non subire la ramanzina.
“Scusate il ritardo… c’è stata una emergenza”.
Il ballo stava per cominciare.




E dunque che ne pensate? A me personalmente fa morire dalle risate ^o^... Fatemi sapere cosa ne pensate voi lasciando un commento con consigli, lamentele o quello che preferite!! Nella prossima puntata il ballo si apre... ci saranno espulsi? Paffir sverrà di nuovo? Quel cretino di Shaoran diventerà meno cretino? Ma soprattutto... Keichi, 'salvato' da Nay'ar... quale sarà la sua prossima mossa... la climax è sempre più vicina, aperture, avvenimenti... e chissà cos'altro nella prossima puntata di Nay'ar Chronicle: "Il ballo"! NON PERDETEVELO!!! Alla prossima volta... Ciaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo!!

mercoledì 28 novembre 2012

La Tisaneria di Paffir... 2!

Ed eccoci alla seconda puntata della Tisaneria di Paffir... Vi avevo promesso la ricetta della bevanda che aveva bevuto Nay'ar vero? Bene eccola qui:
mettete a bollire dell'acqua e preparatevi in un filtro da tè un cucchiaino di Oolong (è un tipo di tè nero) un po' di zenzero spezzettato (non candito e, soprattutto, NON grattugiato) della malva e delle scorze di limone lasciate seccare (se non lo avete secco si sostituisce perfettamente con una fetta di limone).

Quando l'acqua bolle, spegnete il fuoco e aspettate che perda il bollore. infilate il filtro in acqua e lasciate coperto in infusione per non più di 4 minuti (ATTENZIONE! Lo zenzero se lasciato troppo in infusione lascia il piccante!!).

a) Togliete il filtro, versate, zuccherate e bevete;

b) Se non avete usato la buccia del limone, tagliate una fetta di un bel limone e mettetelo nella tazza lasciando uscire un po' del succo, versateci il tè sopra, lasciate 30-40 secondi poi togliete il limone, zuccherate e bevete.

Che ne dite? E' una bella miscela energizzante! Limone e zenzero sono stupendi insieme e la malva, che è quasi insapore, fa molto bene!
Continuate a seguire le vicende della nostra Nay'ar preferita!
Alla Prooooossiiiiiiiiiiiiiiiiimaaaaaaaaaaaaa!!
Ciaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaooooooooooooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

La mia decisione!

EHILA'!!!!!! Quanti secoli sono che non mi faccio sentire?!? Sicuramente troppi... chiedo umilmente scusa... comunque... GRANDI colpi di scena in questo post! State attenzione, è un po' corto ma è bello pieno!
Rilassatevi e buona lettura!


“Ma l’avete sentito? IO al ballo con quel cascamorto senza maniere!” dissi indignata a Kai e Zen, i due scoiattoli che mi aveva affidato Ryuu-senpai, mentre tornavo al laboratorio con passo irritato.
“Sorellina… qualcosa non va? Ti trovo contrariata…”
“Niente, il solito cascamorto che vuole portarmi al ballo… non ne posso più… tra l’altro, che ci fai qui? Ultimamente pare che io non sia mai sola…” Shaoran si strinse nelle spalle con aria indifferente:
“E’ pericoloso che tu vada in giro da sola sorellina… e se Fenril torna? Ti ha già sorpresa una volta…”
“So badare a me stessa Sha…” si rabbuiò:
“Già… in infermeria 2 volte in tre giorni e la seconda ci stavi lasciando le penne… in tutti i sensi… non me la dai a bere da quanto tempo pensi che ci conosciamo? – si piazzò davanti a me e mi poggiò un dito sulla fronte – non so cosa ti passa per la testa ma non ti lascerò rischiare le chiappe per me!” risi di gusto,
“Ahahah! Chiappe? Ahahah! Shaoran! Ahahah! Sei proprio di un altro pianeta!” avevo le lacrime agli occhi dalle risate, lo presi per un braccio e cominciai ad andare verso il laboratorio:
“Andiamo allora, ho il tuo vestito da finire”.
‘Do sempre preoccupazioni a tutti… devo essere meno sconsiderata’ pensai. Non avrei più permesso che gli altri perdessero il sonno a causa mia.
“Ho deciso” dissi risoluta.
“Deciso cosa?”
“Non te lo dico”
“Eeeeeh? No! Dimmelo!”
“No.”
“Si.”
“No e no.”
“Si e si.” Andammo avanti così per tutta la strada e per tutta la sera mentre io cucivo e lui giocava ai videogame con Uno.
Avevo preso la mia decisione.
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Keichi riemerse dalla sala prove dopo qualche minuto, stranamente senza seguito.
‘Grazie dell’aiuto Aral’ risuonò nella mia testa.
“Ma io non ho fatto niente” dissi innocente. Il suo fu uno sguardo pieno di risentimento: “Appunto” disse secco.
“Ragazzo, deciditi, prima mi dici di stare a guardare qui buono buono, poi vuoi che ti aiuti… lo sai che l’uovo intatto e il cucciolo di drago non li puoi avere!”
“Infatti non avrò più bisogno del tuo aiuto. Ho preso una decisione… devo cambiare approccio, dato che la gelosia non funziona, bisogna andare su qualcosa di più… diretto”
Ridacchiai ingenuo:
“Dai torniamo in stanza, devo finire di fare le valige, domani torno a casa”
“COOOOOOOOSAAAAAAAAA??!!?? Perché io non ne sapevo niente??” mi risuonò sia nelle orecchie che nella testa. Non mi aspettavo una reazione così accorata…l’avevo preso… di sorpresa? Avevo fatto l’impossibile per non farglielo scoprire ma… non l’aveva nemmeno intuito… ero stato così bravo?
“Si Kei: domani torno a casa, ho già compilato i documenti necessari”
“E’ colpa mia vero? E’ perché ti ho trascurato? E Nay’ar? Non ti interessa più?”
“Kei, io so quando arrendermi”.
Il viaggio di ritorno in camera fu silenzioso. Appena entrati si mise sotto le coperte, ignorandomi totalmente. “Kei, non vieni a cena?”
‘Non ho fame’. Sorrisi mio malgrado. Forse avevo sbagliato a non dirglielo ma non volevo che cercasse di convincermi a restare solo per egoismo.
Sospirai e uscii dalla stanza.
Come promesso non scese a cena, ma quando tornai in camera per andare a letto mi disse mentalmente: ‘Avresti dovuto dirmelo’,
“Mi perdonerai prima o poi” gli risposi tranquillo.
“Non tanto presto, puoi starne certo”.
Pare che con questa decisione, il mio cuore si sia appesantito un altro po’.
Pare che con questa decisione, il Piccolo Aral sia cresciuto un po’ di più.
Ebbene? Che ne pensate? State sintonizzati per i prossimi emozionanti sviluppi della serie. Il primo arco sta giungendo alla climax, ci si avvicina sempre di più. Cospirazioni, compassione e molto altro nella prossima puntata di Nay'ar Chronicle: 'Ouverture'!! Non perdetelo, al prossimo post!
Ciaaaaaaaaaaaaaaaoooooooooooooooooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

giovedì 4 ottobre 2012

La tisaneria di Paffir... 1!

Ciao a tutti e benvenuti a questa nuova rubrica dedicata agli infusi miracolosi di Paffir.
Dato che si sta avvicinando il freddo, e questi sbalzi di temperatura ci fanno spesso venire il raffreddore, ecco un rimedio buono e piacevole.
La... TISANA DI MENTA!! Ho scoperto che in realtà sono molto poche le persone che conoscono questo rimedio diciamo... all'antica... Dunque ecco di cosa ci serviremo:

Acqua
Menta secca in foglie (che trovate in erboristeria...)
Miele (io consiglio quello di eucalipto, poi de gustibus....)

Mettete a bollire l'acqua. Raggiunto il bollore spegnete il fuoco e infilate nel pentolino una manciata di foglie di menta. Lasciate in infusione per un quarto d'ora abbondante.
Versatevi l'infuso in una tazza, o un bicchiere o quello che volete e ficcateci dentro, con violenza (contenuta), un bel cucchiaione di miele. Mescolate fino a completo scioglimento e bevete l'infuso mentre è caldo.
E' un toccasana! Sia per il mal di gola che per il raffreddore... in più ti mette un po' di sonnolenza, così ti addormenti praticamente subito... ihihih.
Spero di esservi stata utile... a breve metterò la ricetta dell'infuso che beveva Nay'ar quando si è trovata in infermeria... Non perdetevela... al prossimo post! Ciaaaaaaaaaaaooooooooooooooo!!!!!!