domenica 17 luglio 2011

R&P Cake

Grazie 1000 miliardi per i commenti, ma stacchiamo un po' dalla storia, ecco una torta fresca e cremosa! L'ho fatta l'altro ieri con un mio amico che voleva imparare a fare una torta, e così mi sono inventata questa.
Si tratta di una torta di pasta frolla con crema alla panna e pesche, quindi state attenzione!
LET'S COOK, vi va?

Per la pasta frolla:
125gr burro
250gr farina
100gr zucchero
2 tuorli
scorza di un limone

Per la crema alla panna e pesche:
200ml panna
3 cucchiai di zucchero
2 pesche mature
2 cucchiai zucchero
2 cucchiai di succo di limone
1 pizzico di sale
frutta a piacere per guarnire

Per prima cosa prepariamo la frolla: si usano solo le mani, il loro calore aiuta il burro a sciogliersi.
Uniamo tutte le polveri (zucchero e farina) e la scorza di limone e mescoliamo, poi uniamo il burro e lo incorporiamo bene in modo che se compresso, l'impasto resta unito. infine si aggiungono i tuorli e si impasta fino ad ottenere un composto omogeneo, giallo e sodo.
a questo punto lo si avvolge nella pellicola trasparente e si mette in freezer per il tempo necessario a fare la crema.

Questo tipo di crema è la più semplice di tutte poichè non viene cotta.
Sbucciate le pesche, tagliatele a pezzetti e mettetele in un contenitore alto insieme ai 2 cucchiai di zucchero e limone e frullate il tutto con un frullatore a immersione fino ad ottenere una crema di pesca.
Prendete una ciotola fredda e metteteci la panna che era stata tenuta in frigo (meglio se è quella fresca) e metteteci lo zucchero poi montate con delle fruste elettriche. Quando la vedete cremosa aggiungete il sale (il sale serve a tenerla montata) e terminate di montarla.
A questo punto aggiungete del frullato nella panna e incorporate con il solito cucchiaio di legno, dal basso verso l'alto, assaggiando di tanto in tanto finchè la crema non raggiunge la-fruttosità-giusta-che-volete-voi. Ora mettete in frigo a riposare.

Tirate fuori la frolla e stendetela della grandezza della teglia che volete (compatibilmente con la quantità di frolla) ma dello spessore di un paio di millimetri. Non vi preoccupate se si distrugge nell'impresa, è perfettamente normale ma si può modellare direttamente in teglia dato che ha molto burro ed è malleabile. Consiglio: se la stendete tra due fogli di carta da forno è quasi certo che andrà tutto liscio (poi si toglie la parte di sopra della carta da forno e si mette nella teglia la parte di sotto con la frolla sopra). E' importante che la base abbia i bordi relativamente alti, altrimenti la crema non ci resta dentro.
Sistemata la base la si bucherella e la si inforna a 180° per 15-20 minuti, finchè non diventa di un bel colore dorato. Se durante la cottura si dovessero formare bolle: aprite il forno e bucatele.
Una volta sfornata lasciatela raffreddare per bene e poi metteteci la crema, livellatela e guarnitela con fette della frutta che preferite. Lasciatela in frigo per un paio d'ore e servitela.

Vi assicuro che è molto peggio a dirsi che a farsi e si può fare con tanta frutta diversa, è un dessert fresco e succulento.
Spero vi sia piaciuta, il prossimo post sarà l'avventura...
Ciaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaoooooooooooooooooooooooooooooooooooooo!!!!!

giovedì 14 luglio 2011

La cerimonia...

Ehilà! Salve a tutti! Eccoci con un nuovo pezzeto di storia! questa volta torniamo ad Aral ma il prossimo vedrà protagonista Nay-chan. Non siete contenti? sembra confusionario ma con uno sguardo d'insieme è piacevole avere più punti di vista, non credete anche voi?

Un nuovo giorno cominciava come tutti gli altri: la sveglia, il rumore di Keichi che finiva di farsi la doccia, il tempo che passa e io che devo alzarmi per farla a mia volta… “e anche in fretta o faremo tardi all’università della tua bella…” mi riscossi, non capivo dove volesse andare a parare:
“La mia cosa?”
“La tua bella. Capelli rossi, pelle viola, rammenti? Com’è che si chiamava? Cominciava per ‘Na’… ‘Narat’, no, ‘Narlar’… no… Na, Na…”
“NAY’AR!” dissi svegliandomi del tutto  e superandolo alla velocità della luce per raggiungere la doccia,
“Sì, sì era proprio questo il nome” disse divertito e poi aggiunse “sappi che abbiamo 10 minuti prima che il bus parta, non farmi fare ritardo il primo giorno”.
Salimmo sull’autobus appena in tempo per evitare la ramanzina. Mi sedetti con una strana eccitazione addosso, ora mi era chiaro: volevo vederla.
Arrivammo con un leggero ritardo sulla tabella di marcia, altro motivo per cui ero irrequieto, ma ciò non mi impedì di rendermi conto degli enormi cambiamenti che aveva subito l’area del cortile: il portone era stato agghindato a festa e la fontana al centro della piazza aveva lasciato il posto ad un palco maestoso ai cui lati erano posizionate delle sedie, mentre sul davanti erano stati messi dei cartelli indicanti i vari anni di appartenenza. In giro non si vedeva anima viva. Il mio umore si stava afflosciando come un palloncino sgonfio.
Contrariamente a quanto pensassi fu il rettore ad accoglierci, calorosamente come al solito:
“Allora giovanotti e signorine! Uhuh! Come state? L’Accademia delle Sabbie Ardenti prenderà posto sulle sedie alla destra del palco mentre l’Accademia del Cristallo Terso su quelle a sinistra”.
Ci stavamo avvicinando ai relativi posti quando aggiunse pacioso:
“Devo chiedervi scusa, 10 allievi della nostra scuola non potranno presiedere, questa mattina, ma vi assicuro che da oggi pomeriggio saranno presenti”. Un ragazzo del Cristallo fece la domanda che ronzava in testa a tutti:
“Signore, perché ce lo dice?”
“Perché, mio caro ragazzo, mi piace mettere subito le cose in chiaro. Inoltre vi avverto che domani mattina ci sarà un’altra riunione, sempre qui, con le stesse disposizioni di oggi, quindi vi invito a radunarvi qui alle 11 in punto. Uhuh! Andate pure a sedervi ora, miei cari”.
Stando alle informazioni che avevamo, potevamo intuire che le persone mancanti fossero molto importanti. Così importanti da richiedere che noi attendessimo ad una seconda riunione, solo per loro. Tutto ciò mi turbava.
Prendemmo posto mentre un fiume di gente mai vista si riversava ordinatamente davanti al cartello del proprio anno.
Mi ritrovai a cercarla con lo sguardo tra quelli del terzo anno ma non la vidi ‘Sei messo proprio male amico mio…’
“Oh, sta zitto!” sbottai guadagnandomi le occhiatacce di alcuni ragazzi.
‘Ihihih’ sorrise lui.
‘Oh, e piantala! Vedi se la trovi piuttosto! Sei mio amico no? Dovresti essere dalla mia parte!’
‘Certo mio signore, peccato che non ci sia… quindi va da sé che fa parte dei 10, giusto? Interessante…’
Ero molto deluso e passai tutta la cerimonia a fantasticare, ascoltando il rettore solo a metà. Se non c’era, faceva parte dei 10, ma perché i 10 non c’erano? Cosa impediva loro di esserci? Cosa li teneva lontani? ‘Vorrei saperlo anche io sai? Certo che ne hai scelta una bella problematica…’
‘Kei! La vuoi finire di entrare nella mia testa quando ti pare?’
‘No. È troppo divertente, rassegnati!’ la sua voce nella mia testa stava ridendo, benché la sua espressione fosse impassibile.
“E quindi vi auguro un buon soggiorno ed un buono studio qui alla nostra Accademia! Uhuh!”
Seguì un coro di applausi e poi, su incoraggiamento del rettore ci mescolammo agli altri per socializzare. Dopo appena un paio di minuti, dagli accessori che ci erano stati consegnati (anelli, cappe, spade e tirapugni) uscì un messaggio recante il numero della classe, i corsi che avremmo seguito e l’ordine di recarcisi immediatamente.
Mi girai verso Keichi per chiedergli del suo programma
“Senti Kei…” ma mi fermai, lo vidi accerchiato, circondato da ragazze adulanti… avrei dovuto immaginarlo… ‘Scusa Aral, ci vediamo in classe ok?’
‘Certo, Kei… ci vediamo dopo’ pensai sconsolato mentre mi allontanavo da solo verso l’edificio giusto. Da lì avrei poi chiesto a qualcuno informazioni più precise, ma ovviamente a lui non serviva:
“Qualcuna di voi gattine sarebbe così gentile da mostrarmi la strada?” disse sdolcinato
“Io, io scegli me!!!” risposero alcune,
“No, no, me!” risposero altre,
“IO, IO!!!” gridò un gruppo di voci infatuate.
Dannato psionico… ‘Guarda che ti ho sentito!’


Bhè, non c'è molto da spiegare, solo una scenetta per conoscerli sempre meglio. Allora, la prossima sarà di Nay'ar... non vi incuriosisce neanche un po'? Io spero di si... C'è ancora molta strada da fare ma ci arriveremo (alla fine intendo) ^_^. Al prossimo post.
Ciaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaooooooooooooooooooooooooooooooooooo!

venerdì 8 luglio 2011

Bende e fratellanza...

CIAO A TUTTI!! Vi sono mancata? Voi sì un sacchissimo! ora che non devo più pensare agli esami (dato che li ho superati YEY!! XD) posso ridedicarmi al blog e a voi. E quindi ecco la fine della scena dell'ultima volta... vi ricordate? Nay'ar stava uscendo dall'infermeria ecc. ecc. e quindi eccoci qui:

Uscii dalla stanza e mi guardai intorno, vidi Shaoran che, stremato, mi veniva incontro con fare preoccupato. Quando mi vide si rasserenò e rallentò.
Lo raggiunsi:
“Ehi fratellone! Come va? Ti vedo stanco! Hai corso fino ad ora?”
“Già… e… tu… come stai?” disse cercando di riprendere fiato.
“Meglio di te ora, questo è certo… mi aiuti a togliere la benda? Mi sento un impedita!” gli dissi indicando l’ala.
“Solo un attimo… fammi riprendere… per favore.”
“Ooook…” dissi, e mi sedetti in mezzo al corridoio deserto con le gambe incrociate mentre aspettavo che lui, che tratteneva una risata per il mio raro comportamento infantile, si riprendesse. Per ingannare l’attesa cominciai a lisciarmi le penne dell’ala buona: erano lunghe, candide, resistenti, impossibili da staccare…
“Okay, liberiamoti quest’ala” disse e gentilmente cominciò a slegare ed arrotolare le bende, in modo lento e ritmico. Era piacevole prendersi una pausa ogni tanto.
“Hai le mani stranamente delicate per essere un mistico!”
“Gne,gne!” mi schernì, punto sul vivo, “Guarda che non sono mica una bestia, sorellina, so sbendare un arto! – poi tornò serio – Mi hai fatto prendere un colpo lo sai? Cavolo… hai sempre avuto un’ala rossa? Ah no è sangue… dovresti lavarla!”
“Quale distacco nella voce… non è normale parlare così freddamente di ciò che hai visto!”
“Il fatto è, sorellina, che dopo un certo periodo passato con te, non mi stupisco più di nulla!”
“Oh ma davvero? Se la pensi così… vado al club, le ali le lavo stasera, basta riassorbirle e andrà tutto bene. Ci vediamo alle lezioni pomeridiane, tu riposati, che sei uno straccio…” lo salutai e sgranchii l’ala: ora riuscivo a muoverla agevolmente, anche se la sentivo rigida. Poco male, entro il giorno dopo sarebbe stato tutto a posto. Con questo pensiero, e un motivetto alla Robin Hood, in testa,andai a fare lezione.


Certo è poco, però prometto che i prossimi saranno più corposi e pieni di parti divertenti. dal prossimo infatti si cambia di nuovo punto di vista! Eeeeeh già, torniamo a seguire il piccolo Aral... spero vi piaccia... al prossimo post! Ciaaaaaaaaaaaaooooooooooooo
P.s.: i mistici sono i combattenti a mani nude... quelli che usano le arti marziali per intenderci... ma forse l'avevo già detto ^_^''

lunedì 9 maggio 2011

Nell'infermeria...

Eccoci con il seguito un po' breve! purtroppo la cadenza in questo periodo precipiterà miseramente a causa della fine della scuola ma appena finiti gli esami salirà... o almeno lo spero... fatto sta ed è che siamo qui quindi:

Mi svegliai nel primo pomeriggio nella stessa posizione in cui mi avevano lasciata. L’ala era saldamente fasciata e il dolore era solo un ricordo, al suo posto c’era un intorpidimento diffuso a tutta la schiena per colpa del modo in cui ero sdraiata.
Mi alzai e staccai i vari fili che mi collegavano ai monitor i quali si spensero senza emettere un suono: anche se nella stanza ero l’unica paziente e la dottoressa non c’era, sapevo di non essere sola. Chiusi gli occhi e mi misi in ascolto. Eccolo. Impercettibile eppure innaturale. Il trascurabile micro-ronzio dell’obbiettivo dell’Osservatore di Uno che metteva a fuoco; nessuno se ne sarebbe accorto a meno che non sapesse cosa cercare, dove cercarlo e nel più totale silenzio.
“Partitina a go, Uno?” la sua voce fin troppo umana mi rispose immediatamente:
“Sai che sono sempre pronto a stracciarti… ma purtroppo non ne abbiamo il tempo, tra mezz’ora ti aspettano al club di tiro con l’arco, ordini di Mina Mino… il capitano non c’è.”
“Oh, Racquel-sempai… cos’ha?”
“Influenza, sta molto meglio di te. Fidati.”
“Sen…”
“Prima che tu lo chieda la rigenerazione è avvenuta con successo, sei operativa al 90% cerca di non strafare… per favore, ti prego, cerca di non volare… pensi che ce la farai?” mi sbalordiva sempre quanto mi venisse semplice dimenticare che non fosse un essere vivente…
“Posso provarci… Shaoran?” chiesi mentre mandavo un messaggio a Tomoyo per avvertirla che ero sveglia e operativa nonché per ringraziarla del cambio che mi aveva portato. Bendata per come ero sembravo una mummia…
“Oh, lui sta arrivando qui, ha smesso ora. È letteralmente stremato se gli vai incontro gli fai un gran favore.” Fece silenzio per qualche secondo, poi con tono di sufficienza butto lì un: “Sai che hai fatto colpo?”
“Coosa?” risposi arrossendo “E su chi? E in che senso?”
“… in che senso vuoi che sia? Si chiama Aral Mhyte. 22 anni. Accademia delle Sabbie Ardenti. dipartimento magia. Non molto dotato a dire il vero visti i risultati. Un lato positivo c’è… si impegna molto. Risultato: non credo faccia per te. Quello che penso sia perfetto inve-”
“Uno… - lo inerruppi – sei un computer non dovresti né credere né tantomeno pensare… parlerò col sempai stanne certo.” Dissi avviandomi. “anche perché – terminai con la mano sulla maniglia – è ora del check up. Sei individuabile.”

Aaaah il caro Uno... Quanto è tenero quel super-computer? Nuovi termini!!!
 -sempai:  indica un compagno o collega più anziano o superiore di grado che merita considerazione e rispetto, e non ha corrispettivi nella lingua italiana risultando intraducibile direttamente. Anche in questo caso non si tratta propriamente di un suffisso e spesso è utilizzato da solo, ma il suo utilizzo accostato ad un nome è simile.


Alla prossima ciaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaoooooooooooooooooooooooooooooooo!

martedì 3 maggio 2011

After school fight! The other face of the coin...

Scusate un po' di ritardo ma la scuola incalza e gli esami non guardano in faccia a nessuno.
Comunque, non vi scandalizzate, come già annunciato c'è un cambio di prospettiva. La storia non gira mica attorno a ad Aral e basta! Qualcuno vorrà pur sapere cosa pensa Nay'ar! Se la risposta è no... noooooooooooooooooooooooo TT.TT!! Vi pregooooooo leggete lo stessooooooooo!!! Bando alle ciance ecco qua:

“Nay’ar-chan, come stai?” come se ci fosse stato bisogno di chiederlo “Non troppo bene, Uno mi teletrasporteresti in infermeria? Non sono certa di farcela” la vista mi sia appannava, le fitte aumentavano di intensità ad ogni passo e la magia curativa di Paffir in casi di questo genere non serviva a nulla, “Certo, Nay”.
Sentii la gravità sparire per un attimo per poi ripiombarmi addosso improvvisamente con l’effetto di un ascensore. Gemetti all’arrivo in infermeria “Ecco fatto, scusa per l’arrivo, ma non posso farci nulla…” non riuscii a rispondere e senza volerlo mi accasciai del tutto su Tomoyo e Liberty che mi stavano tenendo in piedi. Sentii la voce di Paffir un po’ ovattata: “Ehi Nay’ar-san, Nay’ar-san! Resta con noi! Non svenire, non ancora per lo meno… cosa fare,cosa posso fare… perché non c’è la dottoressa quando serve? Posatela sul letto a pancia in giù” il terreno scomparve da sotto i miei piedi, ma come poteva importarmi di una cosa tanto marginale? Mi posarono su un letto.
“Io vado a chiamare la dottoressa, voi vedete di toglierle i vestiti e pulire le ferite tamponando, se sviene… a questo punto immagino sia meglio, non curatevene ma cercate di metterle l’ala in una posizione decorosa! Solo Esculappio-sama sa cosa bisognerebbe farle se comincia a guarire troppo in fretta, lei e il suo sangue draconico!” c’era qualcosa che mi diceva da lontano: ‘svieni Nay’ar, non vuoi sentire certe cose! Fidati!’ ma non riuscivo a farlo. Sempre ferma sulla soglia, in agonia. Così riuscii anche a sentire alcune frasi delle ragazze: “Ehi, abbastanza concitato il ragazzo!”
“Non è questo… è che… lui è un erborista! Non sopporta vedere la gente soffrire e non poter aiutare. Mi ha detto che non ha mai voluto fare il medico proprio per non vedere scene come questa… deve essere parecchio scosso” ooops, mi sa che avevo fatto un danno.
“Cosa intendeva con la storia di ‘Solo Esculappio-sama’ eccetera?” il gentile scosciare dell’acqua, il frenetico rovistare nei cassetti, erano una colonna sonora piuttosto azzeccata.
“Credo si riferisse al fatto che guarisce troppo in fretta. Una volta mi ha detto di aver visto in un libro di medicina le tecniche per spezzare le ossa di un paziente a cui si erano risaldate male…” spezzare… le ossa? A me?
“Per tutti gli orologi di Chonos! Ma è barbarie!”
“È quello che ha pensato anche lui, infatti non ha mai imparato a farlo. Taglia i vestiti io ho preso l’acqua calda. Le farà molto male.”
“Nay’ar, tesoro, ti farà molto male, cerca di non muoverti, ok?” che domanda stupida. Avrebbero potuto uccidermi in quell’istante e non sarei riuscita a muovere un muscolo! Snap-snap, facevano le forbici, la parte bassa del corpetto di cuoio si tagliò facilmente. Plic-plic, facevano le gocce dell’acqua calda mentre Liberty strizzava il panno prima di lavare via un po’ di sangue.
Tomoyo poi arrivò all’altezza delle scapole. Il corpetto si doveva sfilare in qualche modo dalle ali e sebbene il suo tocco fosse molto gentile il dolore fu troppo e finalmente svenni. Non credo se ne accorsero. Non emisi suono. Non ne avevo le forze.
In quel nero angolo di gentile oblio non c’erano sogni: solo io, lo snap-snap delle forbici e il plic-plic delle gocce.


Come avrete notato ci sono dei suffissi tipici della cultura nipponica, nel caso in cui vogliate una spiegazione eccola qua su un piatto d'argento:
1) -chan: utilizzato come vezzeggiativo, propriamente verso i bambini con i quali nel linguaggio occidentale corrisponderebbe all'appellativo "piccolo/a" o ad un diminutivo (es. Carletta, Luigino). Può però (ed è diffusissimo in tal senso) essere utilizzato anche fra persone adolescenti o adulte e in questi casi indica forte amicizia e confidenza, ma può indicare anche affettuosità e un certo grado di intimità, come fra coppie o fra parenti più grandi verso parenti più piccoli (es. la madre al figlio). Generalmente si utilizza più spesso e con connotazioni meno strette fra ragazze, mentre fra ragazzo e ragazza non parenti è più probabile che indichi che vi sia un rapporto particolare fra i due (es. fidanzati o amici d'infanzia). Fra amici maschi è più raro e ha prevalentemente sfumature scherzose o ironiche o deriva da una lunga amicizia. Utilizzare -chan con persone adulte che si conosce appena può essere visto come scortesia.
Viene utilizzato anche per gli animali domestici.
2) -san:  utilizzato per indicare il rispetto nei confronti di qualcuno, come un collega di lavoro, un proprio superiore oppure uno sconosciuto a cui ci si rivolge in maniera educata, ma può essere utilizzato anche con persone con le quali non si ha un rapporto amichevole per pura formalità (andando ad assumere una sfumatura di distacco fra le due persone). Nella stragrande maggioranza dei casi è analogo al nostro "signore/a", ma vi sono anche contesti in cui una tale traduzione non corrisponderebbe affatto o sarebbe inappropriata (per esempio, a scuola non è raro che gli alunni si riferiscano ad un compagno con -san, mentre da noi non avviene nulla di simile). 
3) -sama: utilizzato per indicare il rispetto nei confronti di qualcuno che riveste un titolo importante o ha uno status particolarmente elevato, per esempio un primo ministro o un sacerdote. Nelle traduzioni italiane è spesso tradotto con aggettivi come "onorevole", oppure "venerabile" o "rispettabile", ma a seconda dei casi potrebbe essere reso con svariati appellativi, da un "maestà" per un re ad ancora "signore" per un politico, a seconda del contesto.

Il testo sottolineato indica la connotazione che assume il suffisso nel nostro caso (Esculappio è il dio greco dell'erboristeria... è uno status abbastanza 'particolarmente elevato?'). Per le spiegazioni un grosso grazie a wikipedia... non avrei saputo come spiegarlo altrimenti... tendo a incartarmi a spiegare le cose semplici.
Al prossimo post! Ciaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo!